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mercoledì, 30 aprile 2008
 Disegnavo con il liquore sulla sua pelle Cancellavo con la bocca A lei piacevano quei disegni Forse perché non erano tatuaggi indelebili Forse perché non c’erano ”per sempre..” di mezzo Avevo una segreteria ed era l’unico modo per avvisarmi che stava cambiando il mondo Sognavo e appendevo ogetti sulle mie pareti Maniglie martelli qualche segnale stradale e una banana dentro a della plastica trasparente. Priscilla conosceva la forza di gravità ,ce l’aveva negli occhi . Lei portava con se una musica che non avrei mai smesso di ascoltare, il naso più bello che avessi visto e fianchi con gli spigoli che lasciavano i segni La vita guardava le sue mani e invidiosa le faceva i dispetti . Credo che a lei piacesse anche un’po.. Mi presentò anche al suo masochismo ma allora ero troppo buono per tenere il passo e il passo passò. Carta da parati vecchi mobili e divano di vimini. Roma sapeva abbracciarti con i suoi rumori , scatoloni da riempire con le prime nostalgie. Imparare a fare la pasta Imparare ad amare gli amici Le chiese, le storie di chi le dipingeva di racconti così belli,gli amori clandestini con le dita sul citofono e il guardarsi intorno. Il Colosseo di notte che segnava una tregua per gli italiani e i portoghesi lontani da antiche guerre e solo fratelli adesso. Poi c’era anche il rosso che faceva il Leone e altri cristiani che intorno nel buio Fumavano canne in memoria dei bisnonni lì finiti lì tra denti e sotto pollici. Ora sono più di dieci anni e non ho le dita sporche di matita. E spesso mi manca quel tempo.
martedì, 29 aprile 2008
 Quante altre volte ti capiteranno le pareti color carta da zucchero intorno ? In una stanza di un’albergo che gioca a nascondino col mondo Sotto la luce che suona piano a qualche giorno da un ritorno. Approfitta. Di questa notte senza satelliti Che chi parla non ti vede Che siamo girovaghi senza unghie per i denti Disegnatori di facce e di occhi più felici Bagagli più pesanti da svuotare e dischi volanti da atterrare dentro orecchie affrettate A poche ore dalla tua città che ha appena cambiato parcheggiatore. C’è chi dice che è nuovo e chi dice che è fascista. Io ho risparmiato qualche ics a matita e un pomeriggio triste. Roma passa di mano è fatta così,fa soffrire ed è puttana. E allora la amo ancora. Devo. Chissà come avrà i capelli quando torno. E adesso tutti a letto ,tranne i pochi che appoggiano cucchiaini sui banconi Tra ladri , mignotte e castelli. E i padroni si sentiranno più padroni E gli alieni avranno paura e fiamme da scappare E io che tremo un’po,perché aspetto che mi dica che poi in fondo non sarà così diversa. Che doveva solo partire per un’po ma che poi in fondo sarà sempre lei Solo un’po nervosa e come sempre insopportabile e che si farà ancora affacciare Sulle sue tette da lupa e mamma E che in fondo di latte ce n’è sempre stato ce n’è e ce ne sarà. Come sempre, per tutti e per nessuno.
lunedì, 28 aprile 2008
 Due amici Un ragazzo e una ragazza Solo amici In macchina Ascoltano un disco Cantano una canzone dal finestrino Quasi sconosciuta Lasciano una speranza a chi piange ancora inchiostro . È incredibile a volte sentire che c’è qualcuno in una qualche notte Che ha bisogno ancora di canzoni . Vetri aperti Provincia alle spalle Piccoli posti dai quali si scappa per non somigliare agli uguali Ali dell’anima e dita sul volume Angeli che salvano parole Perché sanno di vita La loro e nessun’altra E nessuno può capire meglio Due amici Una notte Io mi siedo dietro , zitto e commosso ne aspetto un'altra .
 Alcune donne aspettano ritorni Senza fretta Coltivando l’illusione Che vada tutto bene Senza grigi né malinconia O dolori o ritorni. Certe città non sentono la musica Preparano il buio e vanno a dormire Come i vigili stanchi. Certi angoli ti intrappolano nella memoria E la nostalgia fa il solletico alle scarpe E ci vogliono sempre troppi passi per tornare. Alcuni amori vanno di corsa perché sono previdenti Altri sono quelli delle donne che aspettano Diventano orizzonti inaspettabili e cubi di silenzio E uomini crudeli senza cemento per i pochi vocaboli necessari da mettere insieme per porre una breve tregua. Alcune donne vogliono sentire alcune bugie da uomini che non le sanno dire o semplicemente non ne hanno voglia Alcune domeniche tacciono d’omertà e indifferenza Alcuni occhi guardano feriti e conquistati E quelle bugie sono l’unica certezza La base e l'asse di un mappamondo Del il suo lento girare e ritornare al suo posto. Io sto a guardare seduto su un silenzio gonfiabile E gli occhi sono i pensieri in una piccola galleria di pietra Dove il vento col passare degli anni sbriciola tutte le rivoluzioni.
domenica, 20 aprile 2008
 Ciao. A volte c’è un solo volo Un giorno stanco Senza abbracci Dove non è tardi, Dove riposare Apettando una primavera ancora.
venerdì, 11 aprile 2008
 Perle nere sul pavimento Rimbalzano Palazzi con le scale strette Pioggia invisibile Fondali e cemento Tutto vicino Tutto lontano TuttaMilano Scappato Dai nylon che impedivano un cielo Grigio o azzurro che sia Dai venti di Ostia Da Sampietrini e Calamite Scappato Per un breve esilio necessario sulla mongolfiera a testa in giù Di piombo scuro Di passato rumoroso Di grida sospese in attesa di nuove pazienti pazienze Qui a cercare a un fermaglio per questa collana Per chiuderla e proteggerne i sassi Che per ognuno c’era una preghiera o una storia Che c’è voluto tempo per trovarli tutti e un bel pezzo di mondo E di Argentina E di segni sugli occhi E di No rossi di fame Adesso sento con la saliva il filo e guardo di là Dopo tutti i palazzi Dopo tutti i pupazzi E rimane solo un altro cielo E un’altra primavera Donna Che sa finire come finisce il rumore dei passi Che sa avere occhi che rimproverano mentre le labbra dicono di capire E una collezione di silenzi cucita da ritardi e dipinta di asfalti E un solletico di migliaia di kilometri fatti per un sorriso Cerco di attraversare la strada, c’è uno spartitraffico e l’ennesimo naufragio. Il semaforo è una palma L’oceano è una rumena con i tacchi e il suo pappa Il futuro ha il naso di una suora e un silenzio Pakistano e scarpe che calciano secondi e ci trasformano in passanti che non comprano ombrelli Sotto “Quando” verdi accesi minuti o anni prima e a volte secoli, gli stessi secoli, e negli stessi secoli siamo sguardi persi, Non finiti di Michelangelo Le sue mani che non sanno continuare E che non vogliono, Siamo i Beatles E rughe sulla terra. e oggi dimmi, che pezzo suoniamo John ..?
sabato, 05 aprile 2008
 Dita umide gridano tra le gambe negli hotel Si sente quando qualche femmina lo fa, Sono piccole emme che attraverso pareti immaginarie Il guardiano di notte vuole sempre parlare un‘po Devi stare attento alle domande che gli fai Alcune raddoppiano le sue supposizioni inutili. A Trieste qualche padre eterno ha spento la luce Ha deciso che di notte non succede niente Lascia gallerie vuote e nessuno ad attraversarle Sembrano certe fantasie , Chi le fa non le dirà mai, sotto soffitti in cui può succedere di tutto, Come il rumore di una macchina che non passa. Come uno specchio che riflette solo il buio .
venerdì, 04 aprile 2008
 Quattro e ventotto Quando la whireless non funziona Quando le palpebre gridano basta Quando l’indice salta da un tasto all’altro lentamente Quando qualche ora fa ridevi da solo in una Milano da bere e bevuta Quando un’indiano ti vende un girasole intorno al quale ballare Che canta una canzone in arabo e ride di tutto cucito , occhi e bocca. Quando una notte è diversa e uguale a nessuna donna Quando il mal di gola diventa un profilo che non vuole tornare a guardarti Quando c’è gente che dorme nella tua camera e sei solo lo stesso Quando c’è un’po di tenerezza dentro gli occhi rossi, forse è ora di dormire, forse è ora di cavalcare questo silenzio fino a tutto il buio che hai messo in tasca. Col sudore del clown,sfinito e mai contento,perché domani le nuvole sanno ancora di pop corn e ci sono ancora sorrisi da togliere ai bambini e lacrime da cercare nell’angolo di qualche finale. Quattro e quaranta,dormono anche i tram.
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